Quando si parla di parodontite, una delle domande più frequenti è: “Oltre alla pulizia, cosa devo fare?”
È una domanda corretta. Spesso il paziente associa il problema delle gengive al tartaro o alla necessità di una seduta di igiene professionale. In realtà, quando è presente una parodontite, la situazione è più complessa e richiede un approccio diverso.
È la prima cosa che molti vogliono sapere, ed è giusto rispondervi subito.
La parodontite non è reversibile: il tessuto di supporto perso non torna spontaneamente alla condizione iniziale. Tuttavia, con un percorso di cura adeguato, la malattia può essere stabilizzata. L´infiammazione si riduce, la progressione si arresta e i denti possono essere mantenuti a lungo in buone condizioni. In alcuni casi selezionati, in presenza di condizioni favorevoli - come difetti ossei con una morfologia adatta e un buon controllo dell´infiammazione - è possibile recuperare in parte il tessuto perso attraverso tecniche rigenerative. Si tratta però di situazioni specifiche, valutate caso per caso.
Non si torna come prima, ma si può controllare efficacemente la malattia e proteggere i propri denti nel tempo. Intervenire presto fa una differenza importante.
L´igiene professionale, la cosiddetta “pulizia dei denti” , è utile e necessaria, ma non coincide con il trattamento della parodontite.
La parodontite è una malattia infiammatoria cronica che colpisce i tessuti che sostengono il dente: gengiva, legamento parodontale e osso. Quando è presente, i batteri e la risposta infiammatoria dell´organismo lavorano insieme per distruggere progressivamente questi tessuti. Se non viene trattata in modo corretto, può portare alla mobilità dei denti e, nei casi più avanzati, alla loro perdita.
Serve, quindi, un percorso clinico strutturato, non una o più sedute occasionali.
Nel Centro Clinico Medìs seguiamo le Linee Guida EFP di livello S3, il riferimento internazionale per il trattamento della parodontite, recepito in Italia dalla SIdP.
1. La diagnosi
Il primo passaggio non è la pulizia, ma capire esattamente cosa sta succedendo. Durante la visita parodontale vengono misurati la profondità delle tasche, il sanguinamento gengivale, la quantità di placca, le recessioni e la perdita di supporto osseo attraverso radiografie mirate. Si valutano anche i fattori di rischio individuali: fumo, diabete, familiarità, terapie farmacologiche in corso.
Due indicatori accompagnano tutto il percorso: l´IP (Indice di Placca), che misura quanto è controllata la placca, e il BOP (sanguinamento al sondaggio), che indica il livello di infiammazione gengivale. Sono semplici da leggere e molto utili: permettono di confrontare numeri concreti nel tempo, invece di affidarsi a impressioni generiche. Diventano anche obiettivi terapeutici: ridurli progressivamente è uno dei traguardi centrali del percorso.
2. La terapia non chirurgica
La fase attiva del trattamento si svolge in due momenti collegati.
Prima si lavora sul controllo dell´infiammazione: il paziente viene guidato a migliorare l´igiene domiciliare con strumenti personalizzati: spazzolino, scovolini, filo scelti in base alla sua bocca specifica. L´obiettivo è ridurre la placca nelle zone critiche, perché meno placca significa meno stimolo batterico e meno infiammazione. L´IP è il parametro principale da monitorare in questa fase.
Poi si interviene in profondità, anche sotto gengiva, nelle tasche parodontali dove il paziente non può arrivare con lo spazzolino. Questa fase richiede più appuntamenti, in base alla gravità della malattia. Il BOP è il segnale più importante: se le zone trattate smettono di sanguinare, i tessuti stanno rispondendo bene.
3. La rivalutazione
Dopo alcuni mesi, generalmente tra i tre e i sei, si misura la risposta reale dei tessuti alla terapia. Si confrontano i valori di IP e BOP con quelli iniziali, si rivalutano le tasche, la profondità di sondaggio e la stabilità dei denti.
Questo passaggio è fondamentale: permette di decidere con precisione cosa fare dopo. In molti casi i risultati sono buoni e si può passare alla fase di supporto. In altri, alcune zone richiedono un trattamento aggiuntivo.
4. La chirurgia, quando serve
Non tutti i pazienti con parodontite hanno bisogno di chirurgia. In molti casi la terapia non chirurgica, se ben eseguita e accompagnata da una buona collaborazione del paziente, è sufficiente a controllare la malattia.
La chirurgia parodontale viene valutata solo dopo la rivalutazione, e solo per i siti che non hanno risposto in modo adeguato. Può servire a ridurre tasche persistenti, migliorare l´accesso alla pulizia o, in casi selezionati, rigenerare tessuto. Non è mai il punto di partenza, ma una fase successiva e mirata.
5. La terapia parodontale di supporto
Una volta stabilizzata la malattia, il percorso non finisce. La parodontite è cronica: può essere controllata, ma va monitorata nel tempo con richiami periodici personalizzati.
La frequenza dipende dal rischio individuale: gravità iniziale, igiene domiciliare, fattori di rischio presenti, risposta alla terapia. A ogni richiamo si controlla che IP e BOP restino bassi, che le tasche non mostrino segni di riattivazione e che il paziente riesca a mantenere un buon controllo della placca a casa. Se qualcosa cambia, si interviene prima che la malattia torni a progredire.
Il lavoro fatto in studio è essenziale, ma non può sostituire il controllo quotidiano della placca a casa. La stabilità nel tempo dipende da entrambe le cose: terapia professionale e collaborazione del paziente.
Per questo al Centro Clinico Medìs ogni fase viene spiegata, ogni passaggio ha un motivo e i progressi vengono misurati con dati concreti. Non per giudicare, ma per capire insieme dove si è e dove si vuole arrivare.
È consigliabile effettuare una valutazione parodontale completa in presenza di:
Nel Centro Clinico Medìs di Sassari il percorso parodontale nasce con questo obiettivo: non limitarsi a trattare il sintomo, ma accompagnare il paziente in un programma misurabile, personalizzato e controllato nel tempo.
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